Calenda bloccato in Sicilia: «Strade in condizioni pietose». Il viaggio impossibile diventa un caso nazionale

Tre giorni per riuscire a lasciare la Sicilia. È la disavventura raccontata da Carlo Calenda, leader di Azione, rimasto coinvolto nei pesanti disagi provocati dalla cenere dell’Etna e dalla conseguente sospensione dei voli dall’aeroporto di Catania.

Calenda avrebbe dovuto raggiungere Torino, ma lo stop a Fontanarossa ha dato inizio alla ricerca di una soluzione alternativa. I voli dagli altri aeroporti siciliani erano pieni e, secondo il suo racconto, anche il tentativo di partire da Palermo si è trasformato in un’odissea, con un volo in ritardo di sette ore.

Ma a colpire il leader di Azione non sono stati soltanto i problemi del trasporto aereo.

Nel tentativo di spostarsi alla ricerca di un altro aeroporto e di un volo disponibile, Calenda si è trovato davanti anche alle condizioni della viabilità siciliana, che ha descritto come «pietose», citando lavori in corso e carenza di servizi lungo il percorso.

Da qui il giudizio durissimo: pur definendo la Sicilia uno dei luoghi che ama di più al mondo, Calenda ha affermato che l’Isola sarebbe trascurata «come neanche un Paese del terzo mondo».

Il leader di Azione ha poi allargato la critica oltre i trasporti, richiamando anche i problemi del sistema idrico siciliano e arrivando a sostenere la necessità di un intervento diretto dello Stato nella gestione dell’Isola per i prossimi trent’anni.

Al di là della provocazione politica, la vicenda riporta al centro un problema concreto: cosa accade ai collegamenti della Sicilia quando il principale aeroporto orientale viene fermato dalla cenere dell’Etna?

L’Etna è un elemento naturale con cui il sistema dei trasporti siciliano deve necessariamente convivere. La chiusura dello spazio aereo per ragioni di sicurezza può rendersi inevitabile. Il tema che emerge in queste ore riguarda però la capacità complessiva della rete di assorbire l’emergenza: aeroporti alternativi, collegamenti stradali e ferroviari, assistenza ai passeggeri e possibilità di attraversare rapidamente l’Isola.

E questa volta a raccontare le difficoltà non è soltanto uno dei tanti viaggiatori siciliani rimasti a terra, ma un esponente politico nazionale che quelle difficoltà le ha sperimentate direttamente.

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