Scarpinato annuncia nuovi approfondimenti. Sul provvedimento erano intervenuti anche esponenti dei partiti che sostengono il governo Schifani.
PALERMO – Prima la conclusione di un lungo iter istruttorio, poi l’adozione formale e infine il ritiro. La Regione siciliana torna sui propri passi sul Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo, finito nelle ultime settimane al centro delle proteste di numerosi sindaci e di uno scontro che ha attraversato anche la stessa maggioranza di governo.
Il percorso era arrivato a una tappa importante il 22 aprile, quando l’assessorato regionale dei Beni culturali aveva annunciato la conclusione dell’iter istruttorio dopo il passaggio nell’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio. L’assessore Francesco Paolo Scarpinato aveva definito il Piano uno strumento per tutelare e valorizzare il territorio, individuare le aree sottoposte a vincolo e stabilire regole più chiare per gli interventi.
Il passaggio formale era arrivato il 10 giugno con il decreto assessoriale numero 24, che disponeva l’adozione della proposta relativa agli ambiti paesaggistici della provincia di Palermo.
Con la pubblicazione del Piano nei Comuni sono però emerse le prime contestazioni. A settembre una trentina di rappresentanti delle amministrazioni del territorio aveva incontrato il presidente della Regione Renato Schifani e lo stesso Scarpinato, segnalando criticità legate all’introduzione e all’estensione dei livelli di tutela e alle possibili conseguenze economiche e sociali per i territori. La Regione aveva quindi annunciato l’apertura di un tavolo tecnico.
La questione è diventata poi anche politica. A chiedere la revoca del provvedimento sono stati esponenti della stessa maggioranza che sostiene il governo regionale. Tra questi Vincenzo Figuccia della Lega, Edy Tamajo di Forza Italia e Fabrizio Ferrara di Fratelli d’Italia. Secondo quanto riportato da Repubblica, contro il Piano erano stati presentati anche oltre cento ricorsi da sindaci e cittadini.
Il presidente Schifani aveva quindi fissato un nuovo confronto a Palazzo d’Orléans con l’assessore. Ma prima della riunione è arrivata la decisione di Scarpinato: ritirare l’attuale proposta.
«Abbiamo deciso di ritirare l’attuale proposta del Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo per consentire ulteriori e necessari approfondimenti», ha spiegato l’assessore, motivando la scelta con la volontà di andare incontro alle esigenze manifestate dai sindaci e dalle comunità locali.
Schifani ha accolto favorevolmente il ritiro, sostenendo che la decisione va nella direzione auspicata dalla presidenza della Regione e ribadendo la necessità di costruire il Piano attraverso il confronto con i territori.
La vicenda ha inevitabilmente alimentato anche le critiche dell’opposizione. Il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Luigi Sunseri ha sottolineato sui social come il Piano sia stato prima adottato da un assessore di Fratelli d’Italia e successivamente contestato anche da esponenti dei partiti che sostengono il governo Schifani, fino alla decisione finale di ritirarlo. Si tratta della lettura politica avanzata dall’esponente dell’opposizione, mentre la motivazione ufficiale indicata dall’assessorato resta quella della necessità di ulteriori approfondimenti e di un maggiore confronto con gli enti locali.
Il Piano paesaggistico, dunque, non proseguirà nella forma adottata a giugno. Resta ora da capire quali modifiche saranno apportate, quali osservazioni dei Comuni verranno recepite e con quali tempi la Regione tornerà a presentare una nuova proposta.
Dopo mesi di iter amministrativo e settimane di contestazioni, la partita torna quindi al punto del confronto con i territori.