Il progetto del Ponte sullo Stretto rimane fermo davanti a tre ostacoli principali: criticità ambientali, dubbi sul piano tariffario e irregolarità contrattuali. È quanto emerge dalle motivazioni con cui, il mese scorso, la Corte dei Conti ha respinto la delibera Cipess che autorizzava l’opera. Dopo la pubblicazione del documento, da Palazzo Chigi si sottolinea che le osservazioni dei magistrati saranno oggetto di un «attento approfondimento», mentre il Ministero delle Infrastrutture conferma di aver già avviato il lavoro tecnico per “superare i rilievi”.
Nel dettaglio, la Corte dei Conti spiega che il Collegio, nell’ambito del controllo preventivo di legittimità, ha dato rilievo prioritario alla «violazione» della direttiva europea sulla tutela degli habitat naturali, dovuta — secondo i giudici — alla «carenza di istruttoria e di motivazione» della delibera Iropi. Un secondo rilievo riguarda un’altra «violazione» delle norme Ue, legata alle «modificazioni sostanziali, oggettive e soggettive» intervenute nel rapporto contrattuale originario, tali da richiedere — secondo la Corte — una nuova procedura. Infine, viene contestata la «mancata acquisizione del parere» dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul piano tariffario alla base del piano economico-finanziario dell’opera.
Il governo assicura che le questioni sollevate saranno vagliate con attenzione. «Siamo convinti che si tratti di aspetti con un ampio margine di chiarimento davanti alla stessa Corte», afferma Palazzo Chigi, sottolineando che l’obiettivo resta quello di garantire al Paese un’infrastruttura definita “strategica e attesa da decenni”.
Anche il Mit, guidato dal vicepremier Matteo Salvini, dice di «prendere atto» delle motivazioni, ribadendo però la volontà politica di andare avanti: «L’iter prosegue, anche grazie alla collaborazione con la Commissione europea. Tecnici e giuristi sono già al lavoro per affrontare ogni rilievo e realizzare un ponte all’avanguardia per sicurezza, sostenibilità e utilità». La società Stretto di Messina, tramite l’ad Pietro Ciucci, fa sapere di essere impegnata in queste ore nell’esame dettagliato del documento.
Di tutt’altro tenore le reazioni delle opposizioni e degli ambientalisti, che parlano di una bocciatura definitiva. «Le motivazioni mettono in luce la totale illegittimità della procedura seguita dal governo: è una vittoria della democrazia e dei cittadini», sostiene Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra. «Ci troviamo davanti a uno scandalo: 14 miliardi che potevano essere destinati alle vere priorità del Paese», denuncia chiedendo le dimissioni di Salvini e dell’ad Ciucci.
«Sono rilievi molto seri e difficili da superare», avverte il senatore del Pd Antonio Nicita. Il segretario dem in Sicilia, Anthony Barbagallo, incalza: «Meloni e Salvini smettano di minimizzare, prendano atto della bocciatura, chiedano scusa e abbandonino questo progetto inutile».
Soddisfatto anche il Wwf, che rivendica la fondatezza delle proprie storiche contestazioni all’opera: «La Corte conferma quanto sosteniamo da anni. Il governo ha portato avanti una procedura che viola la normativa ambientale, quella sugli appalti e altre disposizioni fondamentali».