Schifani, Galvagno e De Luca: dietro il selfie sorridente tornano le domande sui nuovi equilibri siciliani

L’incontro a Fiumicino sarebbe stato casuale. Meno casuale è stata la scelta di pubblicare e rilanciare la fotografia. Dopo settimane di aperture, incontri e retroscena sui rapporti tra Sud chiama Nord e centrodestra, lo scatto riaccende gli interrogativi sulle Regionali del 2027.

PALERMO – Un incontro casuale può capitare. Un selfie anche. Ma quando nella stessa fotografia compaiono Renato Schifani, Gaetano Galvagno e Cateno De Luca, e quello scatto viene prima pubblicato dal presidente dell’Ars e poi rilanciato dal presidente della Regione, è difficile che la politica siciliana si limiti a guardare soltanto i sorrisi.
La foto è stata scattata all’aeroporto di Fiumicino. Secondo quanto riportato da LiveSicilia, i tre si sarebbero incontrati casualmente sul volo Palermo-Roma. Galvagno ha poi pubblicato l’immagine sui social scherzando: «Questa immagine non è stata prodotta con l’intelligenza artificiale». Schifani l’ha successivamente condivisa.
Fin qui la cronaca.
Ma il contesto nel quale arriva quella fotografia rende inevitabile qualche domanda.
Perché soltanto poche settimane fa De Luca parlava della costruzione di un fronte alternativo a Schifani, arrivando a proporre le “primarie degli anti-Schifani” in vista delle Regionali.
Negli stessi giorni, però, emergeva anche un’altra storia. Lo stesso De Luca raccontava a La Sicilia l’esistenza di un precedente “patto di non belligeranza” con il centrodestra, risalente al 2024 e che avrebbe avuto Galvagno come interlocutore. Si tratta della ricostruzione fornita dal leader di Sud chiama Nord, attorno alla quale si sono poi sviluppate repliche e ulteriori retroscena.
Poi è arrivata l’intervista di Galvagno del 6 settembre. Alla domanda sui futuri equilibri regionali, il presidente dell’Ars ha pronunciato una frase difficilmente equivocabile nel suo significato politico: «Con De Luca alleato sonni più tranquilli».
E appena cinque giorni fa Schifani e lo stesso Galvagno hanno partecipato a Taormina al convegno organizzato da De Luca sulla prevenzione degli incendi. In quell’occasione il governatore ha anche espresso disponibilità su una proposta avanzata dal leader di Sud chiama Nord relativa a un fondo per i Comuni destinato alla pulizia dei terreni privati incolti.
È dunque questa successione di eventi a rendere politicamente interessante un selfie che, preso isolatamente, avrebbe ben poco da raccontare.
Del resto, appena il 5 settembre Schifani e De Luca si scambiavano ancora battute a distanza sulle elezioni regionali. Il leader di Sud chiama Nord prospettava un voto anticipato nell’ottobre 2026; il governatore replicava ironicamente che De Luca aveva «indovinato il mese, ma sbagliato l’anno».
Oggi, meno di tre settimane dopo, i tre sorridono insieme davanti allo smartphone.
Naturalmente una fotografia non dimostra alcun accordo, né ci sono elementi pubblici che consentano di sostenere che l’incontro di Fiumicino sia stato qualcosa di diverso da una coincidenza.
Ma resta un dato: l’incontro può essere stato casuale, la pubblicazione della fotografia no.
E infatti le reazioni sui social non si sono fatte attendere. Tra i commenti c’è chi domanda semplicemente «Cateno cosa c’entra con voi?», mentre altri leggono nello scatto possibili scenari legati ai futuri assetti regionali. Interpretazioni degli utenti, non prove di intese politiche, ma indicative dell’effetto prodotto dall’immagine.
Il tutto mentre Schifani ha già dichiarato di voler proseguire il proprio impegno alla guida della Regione e sostiene di avere il sostegno della coalizione per una nuova candidatura nel 2027.
Per questo il vero interrogativo non riguarda tanto ciò che è successo a Fiumicino.
Riguarda ciò che è accaduto prima.
Dalle “primarie degli anti-Schifani” ai racconti sul patto di non belligeranza, dalle aperture di Galvagno all’incontro di Taormina, fino al selfie sorridente condiviso dal governatore: sono semplicemente episodi distinti oppure fotografano un rapporto politico che negli ultimi mesi sta cambiando?
Per ora non c’è una risposta.
Ma, questa volta, a sollevare la domanda non è l’intelligenza artificiale evocata ironicamente da Galvagno.
È la politica siciliana stessa.

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