Le polemiche scoppiate nei giorni scorsi attorno al concerto de Il Volo, tenutosi nel suggestivo scenario del Tempio della Concordia nell’estate del 2024, hanno riportato sotto i riflettori la gestione – a dir poco controversa – di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
Le accuse lanciate a mezzo stampa da esponenti della politica locale, in particolare riconducibili a Italia Viva Agrigento, hanno gettato ombre pesanti su un evento che avrebbe dovuto rappresentare un punto di orgoglio per la città. Si è parlato di favoritismi, biglietti regalati ad amici, e perfino di un uso disinvolto delle risorse pubbliche. Peccato però che, come ha avuto modo di chiarire il direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, i dati ufficiali raccontano tutt’altra storia: oltre 1.000 biglietti venduti, più di 42.000 euro devoluti in beneficenza, e appena 60 accessi gratuiti – compresi quelli per disabili e personale tecnico.
Se dunque le accuse risulterebbero, infondate, secondo il direttore del Parco, resta da capire il senso di questa polemica. E, soprattutto, ciò che essa nasconde. Perché se da una parte si cerca di spostare l’attenzione su un singolo evento, dall’altra si evita accuratamente di fare i conti con una verità ben più ingombrante: il sostanziale fallimento di Agrigento Capitale della Cultura 2025.
Un titolo prestigioso, risorse ingenti, visibilità nazionale e internazionale: eppure, ad oggi, le ricadute concrete per la città appaiono modeste. Tanti annunci, molte promesse, lavori appaltati e inaugurazioni lampo, ma ben poco che lasci intravedere un cambiamento strutturale o una visione duratura.
Agrigento avrebbe meritato un’altra gestione. Avrebbe meritato che la cultura non fosse ridotta a spot e palcoscenici, ma diventasse strumento di rigenerazione urbana, di inclusione sociale, di progettazione strategica. E invece, a distanza di mesi, il bilancio reale sembra povero: poche opere concluse, scarsa trasparenza nella spesa dei fondi, coinvolgimento dei cittadini quasi inesistente.
L’impressione, spiace dirlo, è quella di un’occasione storica sciupata. E oggi, chi prova a nascondere il vuoto con qualche fuoco incrociato su eventi singoli, commette un doppio errore: offende la verità dei fatti e, soprattutto, sottovaluta l’intelligenza dei cittadini.
Il futuro di Agrigento non si costruisce con gli slogan, ma con serietà, trasparenza e capacità di visione. Ed è da lì che occorrerà ripartire. Senza più alibi, e con il coraggio della responsabilità.