Asili nido a Licata, 1.17 milioni per 153 nuovi posti: dubbi sulle procedure e sulla scelta degli educatori

Dalla co-progettazione alla Long List degli educatori. L’avviso per gli ETS resta aperto 15 giorni, mentre nella valutazione vengono computati sei anni di esperienza in un quinquennio. Le segnalazioni sul reclutamento del personale accendono i riflettori sulle procedure

LICATA – Come vengono scelti gli educatori chiamati a lavorare negli asili nido comunali? Perché soltanto 15 giorni per partecipare all’avviso di co-progettazione? E come è stato possibile riconoscere sei anni di esperienza se la stessa scheda di valutazione stabiliva che erano valide le esperienze maturate nel quinquennio 2021-2025?

Sono alcune delle domande che emergono dalla lettura degli atti relativi al sistema dei servizi educativi 0-3 anni del Comune di Licata.

Interrogativi che acquistano maggiore rilievo alla luce delle risorse in gioco e delle segnalazioni e lamentele che stanno emergendo tra operatori e aspiranti incaricati sulle modalità di reclutamento del personale.

Parliamo, infatti, di fondi pubblici con una destinazione precisa.

1,17 milioni e un obiettivo: 153 utenti aggiuntivi

Per il 2026 a Licata sono stati assegnati 1.173.212,91 euro, collegati all’obiettivo di garantire 153 utenti aggiuntivi nei servizi educativi per l’infanzia.

Non sono risorse liberamente utilizzabili: sono vincolate al potenziamento del servizio e sottoposte a rendicontazione. La normativa consente diverse modalità di utilizzo, dall’incremento dei posti nei nidi comunali alle convenzioni con strutture pubbliche o private, fino ai voucher alle famiglie e agli altri servizi educativi ammessi.

Licata sceglie, tra le altre cose, la strada della co-progettazione con gli enti del Terzo settore e dello Spazio Gioco pomeridiano.

I tre nidi – San Giuseppe, Sant’Angelo e il nuovo asilo di via A. La Perna – possono accogliere ordinariamente 77 bambini: 32, 32 e 13.

Una co-progettazione da oltre 1,4 milioni

La Giunta avvia quindi una procedura di co-programmazione e co-progettazione ai sensi dell’articolo 55 del Codice del Terzo settore.

Il quadro economico successivamente definito per il triennio 2026-2029 arriva a 1.434.612,90 euro tra personale e ulteriori servizi affidati all’ATS.

Ma già la procedura presenta alcuni passaggi sui quali appare opportuno fare chiarezza.

L’avviso pubblico concede 15 giorni per presentare le candidature.

Un termine che, da solo, non dimostra alcuna irregolarità, ma che appare contenuto rispetto alla durata triennale e alla complessità del progetto.

Alla fase successiva viene ammessa la costituenda ATS composta da Carpe Diem, Humanitas e COSES.

Sei anni di esperienza in un quinquennio

È la scheda di valutazione firmata dalla Commissione a far emergere un interrogativo ancora più preciso.

Il documento stabilisce espressamente:

«Si considerano valide le esperienze maturate nel quinquennio 2021/2025».

Subito dopo, però, attribuisce tre punti per ogni anno di esperienza fino a un massimo di sei anni e 18 punti.

E la Commissione non si limita ad applicare astrattamente quella griglia: nella scheda vengono effettivamente indicati 6 anni computati, con l’attribuzione di tutti i 18 punti. Con altri quattro punti per due anni di servizi contemporanei, l’esperienza vale 22 punti e il risultato complessivo raggiunge 87/100.

Il successivo verbale del 10 agosto conferma: «n. 6 anni dichiarati e validi», 18 punti.

La domanda è inevitabile: se il periodo valido è il quinquennio 2021-2025, quale sesto anno è stato considerato?

E poi c’è il personale

La co-progettazione, però, non comprende tutto il personale educativo.

Gli atti stabiliscono che il Comune partecipa con personale educativo «proprio ed attinto dall’esterno».

Per gli educatori esterni viene utilizzata la Long List. E qui i numeri diventano significativi: alla nuova procedura risultano centinaia di candidature per il profilo di educatore.

Ma la Long List non è una graduatoria di merito. Gli aspiranti vengono dichiarati idonei o non idonei e, successivamente, alcuni professionisti vengono individuati per gli incarichi.

Con quale criterio viene scelto un educatore piuttosto che un altro tra gli idonei?

È proprio su questo passaggio che si stanno concentrando le segnalazioni di alcuni operatori: tra i reclutati compaiono nomi più o meno conosciuti nell’ambiente cittadino e vengono sollevati interrogativi anche su possibili interlocuzioni con esponenti della politica locale.È proprio su questo passaggio che si concentrano le proteste di alcuni candidati rimasti esclusi dalla selezione. Tra i reclutati, osservano, figurano nomi più o meno noti nell’ambiente cittadino, e c’è chi parla apertamente di una lottizzazione dei posti, che sarebbe avvenuta grazie a qualche spintarella politica. Si tratta tuttavia di accuse che, allo stato attuale, non trovano riscontro negli atti finora esaminati e sulle quali non disponiamo di alcuna certezza. Eventuali responsabilità dovranno essere documentate e verificate, ascoltando anche i diretti interessati.

Su quest’ultimo aspetto, tuttavia, gli atti finora esaminati non consentono di affermare che consiglieri comunali o amministratori siano intervenuti nelle singole scelte. Eventuali coinvolgimenti dovranno essere documentati e verificati, ascoltando anche i diretti interessati.

Ciò che invece può essere verificato già oggi sono gli atti: oltre un milione di euro di risorse vincolate, un obiettivo di 153 utenti aggiuntivi, un avviso di 15 giorni, sei anni di esperienza computati all’interno di un quinquennio e centinaia di aspiranti educatori tra i quali vengono successivamente individuati i professionisti da incaricare.

Ed è proprio da questi documenti che parte la nostra ricostruzione.

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