Botta e risposta tra Siciliacque e il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Angelo Cambiano sul funzionamento del dissalatore di Porto Empedocle e, più in generale, sulla gestione dell’approvvigionamento idrico nell’Agrigentino.
La società, con una propria nota, ha inteso replicare alle affermazioni del parlamentare. Sull’episodio del mancato ingresso all’impianto, Siciliacque precisa che il personale ha applicato i protocolli di sicurezza previsti per le infrastrutture critiche, negando l’accesso a Cambiano perché giunto ai cancelli senza preavviso e senza giustificato motivo. Sul fronte dei fondi regionali, la società ricorda di erogare dall’1 gennaio 2020 la risorsa idrica agli ex civici Eas delle province di Trapani e Messina senza percepire alcun corrispettivo, per la mancanza del gestore d’ambito: la copertura regionale sarebbe stata di 23 milioni di euro per il triennio 2020-2022 e di 10,7 milioni per il 2023, mentre non risulterebbero ancora corrisposti gli importi relativi al 2024, al 2025 e al 2026. Per i costi di conduzione e manutenzione degli impianti di dissalazione, la Regione avrebbe finora erogato 3,5 milioni di euro.
Quanto alla produzione, Siciliacque afferma che il dissalatore è pienamente attivo e che, da marzo a giugno, ha prodotto circa 730.000 metri cubi d’acqua; gli eventuali fermi o le riduzioni di erogazione sarebbero dipesi esclusivamente da condizioni meteo-marine eccezionali, in particolare dall’elevata torbidità delle acque, per preservare le membrane di osmosi inversa. La società rivendica infine la netta separazione delle competenze: gestirebbe captazione, potabilizzazione e adduzione all’ingrosso, mentre le reti di distribuzione cittadine in provincia di Agrigento sarebbero di esclusiva competenza di AICA. Il dato del 58% di perdite citato da Cambiano, secondo Siciliacque, non riguarderebbe le proprie infrastrutture: la rete di grande adduzione registrerebbe un tasso di perdita di circa il 20%.
Alla nota ha replicato lo stesso Cambiano, che rilancia le proprie richieste di trasparenza. Di seguito il suo intervento integrale.
“Prendiamo atto della nota con cui Siciliacque ha inteso ‘fare chiarezza’ sulle affermazioni relative al dissalatore di Porto Empedocle. Di chiarezza, allo stato, ne vediamo però ben poca.
I dati comunicati dalla società si riferiscono a un periodo circoscritto e non all’intero arco temporale che va dall’attivazione dell’impianto a oggi. È esattamente ciò che avevamo chiesto — in modo formale e trasparente — con l’istanza di accesso agli atti depositata il 18 giugno: un quadro completo e verificabile. A quella richiesta Siciliacque ha risposto sostenendo di non essere tenuta a ‘elaborare dati’ né a ‘comporre prospetti’ o ‘relazioni di sintesi’. Per conoscere i numeri, dunque, ci siamo dovuti recare di persona all’impianto di Porto Empedocle.
E ciò che abbiamo riscontrato parla da sé: al momento del sopralluogo risultavano attive soltanto due linee, per una produzione di circa 50 litri al secondo — meno della metà dei 120 litri al secondo dichiarati dal Presidente della Regione. Né si tratta di una circostanza isolata: da elementi in nostro possesso, già nell’agosto 2025 la produzione immessa in rete si aggirava attorno ai 40 litri al secondo, appena un terzo di quanto promesso ai cittadini agrigentini.
Se Siciliacque vuole davvero compiere un’operazione di trasparenza, la strada è una sola: renda pubblico il report integrale con i dati di produzione dei tre dissalatori — Porto Empedocle, Gela e Trapani — dall’avvio degli impianti a oggi. Non un estratto, non un periodo selezionato: tutto.
I siciliani e, in particolare, i cittadini della provincia di Agrigento, che da anni pagano regolarmente le bollette e convivono con una crisi idrica ormai insostenibile, hanno il diritto di conoscere la verità. Hanno il diritto di sapere quali siano le risultanze di un investimento di oltre 100 milioni di euro per la realizzazione degli impianti e di un ulteriore stanziamento di 70 milioni di euro destinato alla loro gestione. È doveroso conoscere quanta acqua producano realmente questi impianti, quale sia il costo effettivo dell’acqua immessa in rete e se le ingenti risorse pubbliche investite abbiano prodotto i risultati attesi. Trasparenza, rendicontazione e dati certi non sono una concessione: sono un diritto dei cittadini.
Noi continueremo a chiederlo, in ogni sede”.