Ragalna (30-31 agosto 2025) — Sul palco conclusivo dell’Etna Forum, il duetto dei ministri Adolfo Urso e Nello Musumeci ha acceso un acceso dibattito, segnato da visioni opposte e da toni forti, tra rilancio infrastrutturale e polemica istituzionale.
Urso: basta esitazioni, privatizziamo subito gli aeroporti siciliani
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha puntato sull’urgenza di colmare i gap infrastrutturali isolani. Secondo lui, “il ponte sullo Stretto è un sogno che dura da circa sessant’anni e segna una nuova fase per la Sicilia”, un’occasione storica che deve essere colta dalla classe dirigente locale.
Sul fronte della mobilità, Urso ha lanciato un affondo deciso: “Dall’alta velocità alla privatizzazione degli aeroporti siciliani, si è perso troppo tempo”. La sua visione è ambiziosa: trasformare gli scali – da Catania a Palermo, da Comiso fino alle isole minori – in hub intercontinentali, grazie all’ingresso di investitori privati, italiani ed europei. Secondo lui, solo così si potrà rendere il sistema aeroportuale un motore reale di sviluppo e destagionalizzazione del turismo.
Musumeci: il suo governo è stato una parentesi. E l’accusa alla magistratura
Sul fronte opposto, l’ex presidente della Regione Sicilia e attuale ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha offerto un’analisi politica spiazzante. Dopo aver richiamato il confronto tra governare il Veneto e la Sicilia – “Una cosa è governare il Veneto, un’altra è governare la Sicilia” – ha candidamente affermato: “Il mio governo è stata una parentesi”. “Non c’è continuità né con questo né con quelli che verranno”, una presa di distanza netta nei confronti dell’attuale esecutivo guidato da Renato Schifani.
Ma Musumeci non si è fermato alla politica interna: ha lanciato un duro attacco nei confronti della magistratura e dei media. “La magistratura è politicizzata… il magistrato ha il compito di fare il ‘killer’ e la stampa ha il compito di darne notizia”, ha tuonato, denunciando casi in cui politici incriminati vengono “sbattuti in prima pagina come mostri” salvo poi essere prosciolti o assolti, pur dopo aver subito un grave danno reputazionale.
Poi ha attaccato l’uso di atti riservati diffusi ai media, chiedendosi «chi trasmette dal Palazzo di giustizia alla redazione quel documento riservato? E l’uso strumentale che se ne fa… non ha bisogno di commenti». L’auspicio finale è stato un ritorno “dell’equilibrio tra magistratura e politica”