Palermo – A pochi mesi dal congresso regionale di Forza Italia, il clima dentro il partito in Sicilia è tutt’altro che sereno. La formazione azzurra, che a livello nazionale prova a mostrarsi come argine moderato nel centrodestra, sull’isola vive una fase di forti tensioni, con appetiti crescenti e una serie di partite aperte che rischiano di esplodere proprio a ridosso dell’assise.
Schifani sotto pressione
Il presidente della Regione Renato Schifani si trova al centro di una doppia sfida: da un lato deve garantire stabilità al governo regionale, dall’altro soddisfare il pressing del suo stesso partito, che reclama due assessorati di peso a chiara trazione politica. Una scelta che Schifani non può più rinviare, ma che rischia di alimentare nuovi scontri interni.
Le frecciatine dei big
Le tensioni sono ormai alla luce del sole. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, ha lanciato più di un messaggio critico sul metodo e sulla gestione degli equilibri in Sicilia. Marco Falcone, ex assessore regionale e figura di riferimento per l’area catanese, non ha nascosto il malumore per la lentezza delle decisioni e per la mancanza di spazi di confronto. Tommaso Calderone, che ha optato per sedere nel parlamento romano, ha già fatto capire che il partito non può continuare a essere percepito come subalterno dentro la coalizione e che l’area messinese desidera visibilità politica.
Appetiti e scenari
Sul tavolo ci sono le nomine assessoriali ma anche un mosaico di posti in enti e partecipate, indispensabili per alimentare consenso nei territori. La guerra delle correnti rischia però di logorare un partito che dovrebbe arrivare compatto al congresso, ma che appare invece frammentato e attraversato da personalismi.
Il congresso come resa dei conti
La prossima assise regionale, anziché essere un momento di rilancio, rischia di trasformarsi in una resa dei conti. Schifani, forte del suo ruolo istituzionale, prova a tenere insieme i pezzi ma si trova davanti a una scelta: assecondare le pressioni e distribuire incarichi per placare le correnti, oppure imporre una linea più autonoma rischiando però di esasperare i malumori interni.
Un partito che rischia l’implosione
Forza Italia in Sicilia resta numericamente forte, ma politicamente fragile. Il rischio è che la battaglia per le poltrone finisca per oscurare il dibattito politico e programmatico, riducendo il congresso a una spartizione di potere. In questo contesto, la leadership di Schifani appare messa alla prova come mai prima: se non troverà un equilibrio credibile, le fratture interne potrebbero diventare irreparabili.