È stato lo stesso primo cittadino a pubblicare l’immagine sui social, raccontando l’emozione di un gesto compiuto – spiega – su invito dell’arcivescovo e vissuto non come un privilegio personale, ma come un atto di devozione in rappresentanza di tutti i catanesi. «In quel momento non ero solo io», ha scritto, descrivendo il peso del ruolo e la responsabilità di rappresentare un’intera città davanti alla sua Santa.
Ma, come spesso accade, la processione si è trasferita nei commenti.
In poche ore il post è stato sommerso da migliaia di reazioni. C’è chi ha definito il bacio un gesto autentico di fede e chi, invece, lo ha bollato come una vera e propria profanazione. Tra i commenti più condivisi c’è chi sostiene che «nemmeno il Papa avrebbe osato» e chi arriva a parlare di un «bacio in bocca alla Vergine», richiamando il martirio di Sant’Agata, morta – secondo la tradizione cristiana – per difendere la propria verginità.
Una lettura che Trantino respinge con decisione. Il sindaco ha dichiarato che rifarebbe quel gesto «mille volte», ricordando che la venerazione delle reliquie attraverso il bacio appartiene alla tradizione della Chiesa e che lo stesso gesto è stato compiuto da cardinali e vescovi presenti alle celebrazioni. Per lui si è trattato semplicemente del bacio di un figlio alla propria madre spirituale, non di un atto irrispettoso.
A sostenerlo è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha parlato di un sincero gesto di devozione e ha espresso solidarietà al primo cittadino.
Così Catania, dopo giorni trascorsi a spazzare la cenere lavica e a inseguire gli orari dei voli, si è ritrovata divisa su una fotografia. Perché nell’era dei social basta un attimo: un vulcano può fermare un aeroporto, ma è un bacio a fermare il dibattito pubblico.