La notizia è di qualche giorno fa: al Comune di Licata non è stato concesso il contributo regionale per l’abbattimento della tariffa TARI, previsto per gli enti locali che nel 2024 hanno superato la soglia minima del 60% di raccolta differenziata. È un fatto molto grave, che contraddice in maniera inequivocabile quanto affermato in campagna elettorale. Chi non ricorda gli affollati comizi nei quali si prometteva un’azione efficace, volta a ridurre drasticamente l’odiosa tassa sui rifiuti? “Pagare tutti per pagare meno” e “Differenziare per risparmiare” erano gli slogan più graditi e applauditi.
I fatti, ahinoi, smentiscono le intenzioni. Né i maggiori introiti derivanti dal contrasto all’evasione, né la crescente attitudine dei cittadini a differenziare sono serviti ad abbassare le già esose tariffe TARI. Entrambe le azioni sono state vanificate dal costante incremento del costo di un servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti che non può certo definirsi esemplare: passato dai circa 8.600.000 euro del 2023 ai 10.427.124 euro del 2024, un aumento sostanzioso motivato dall’obiettivo – mai raggiunto – del 68% di raccolta differenziata.
Un fallimento, ora certificato dalla Regione, da cui nascere il timore che anche per il 2025 il nostro Comune non riuscirà a raggiungere la soglia minima necessaria per ottenere la premialità. Una prospettiva ancora più grave, se si considera l’elevatissimo costo complessivo del servizio, pari a 11.244.831 euro per l’anno in corso, come da consuntivo recentemente pubblicato sul portale della trasparenza comunale.
Un timore più che legittimo, alla luce della relazione del responsabile dell’Ufficio Finanze, presentata al Consiglio comunale nella seduta dedicata alla richiesta di ritiro in autotutela del PEF 2025. In quell’occasione il ragioniere Minacapilli dichiarava: “L’auspicato miglioramento della raccolta differenziata nel Comune di Licata non si è realizzato, anzi è risultato del tutto insoddisfacente. Gli effetti positivi attesi sulle tariffe, a seguito della previsione di riduzione dei costi, non si sono pertanto materializzati. Ciò suggerisce che l’attuale modello organizzativo di raccolta dei rifiuti deve essere profondamente monitorato, se non addirittura rivisto.”
Non sappiamo se ai suggerimenti contenuti in quella relazione sia stato dato seguito. Ciò che appare certo, lungi dal voler alimentare sterili e improduttive polemiche, è l’assoluta necessità di dare alla questione rifiuti la massima priorità e attenzione, al fine di evitare che l’emergenza TARI diventi ancora più insostenibile. Sarebbe davvero tragico assistere alla presentazione del PEF 2026 con ulteriori rincari del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.