AGRIGENTO – Si è chiuso con un’assoluzione piena per l’accusa di maltrattamenti e con una dichiarazione di non doversi procedere per intervenuta prescrizione relativamente al reato di lesioni, il processo a carico di un uomo di Naro, imputato per presunte violenze ai danni della moglie.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Agata Anna Genna. Il procedimento penale era nato dalle denunce della donna, che aveva raccontato di essere stata sottoposta a continue vessazioni, anche in presenza dei figli, culminate in un episodio particolarmente grave: sarebbe stata trascinata per i capelli durante una lite.
Tuttavia, l’accusa di lesioni personali, riferita proprio a quell’episodio, è risultata prescritta, in quanto i fatti risalgono a prima del 2019. Per quanto riguarda il capo d’imputazione relativo ai maltrattamenti, la difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Vinciguerra, ha sostenuto che non sussistesse la “continuità delle condotte” necessaria per configurare il reato, ritenendo le presunte violenze episodi sporadici. Il giudice ha accolto tale impostazione, pronunciando l’assoluzione.
Il caso riaccende l’attenzione su una questione delicata: quella dell’efficacia del sistema giudiziario italiano nel garantire giustizia alle vittime di violenza domestica. La prescrizione, istituto giuridico previsto per tutelare il diritto dell’imputato a non rimanere sotto processo per un tempo indefinito, rischia in casi come questo di trasformarsi in un ostacolo alla verità giudiziaria, lasciando un senso di frustrazione nelle vittime e un’impressione di impunità.
È innegabile che la complessità del diritto penale e la durata dei procedimenti possano generare esiti difficili da comprendere per l’opinione pubblica, specialmente quando si tratta di episodi di presunta violenza familiare. Pur nel massimo rispetto delle garanzie processuali e della presunzione di innocenza, il rischio che certi reati sfuggano alla sanzione per ragioni formali non può che alimentare un dibattito sull’opportunità di una riforma del sistema prescrittivo, soprattutto in materia di violenza di genere.