È morto Antonino Zichichi, uno dei più noti e influenti scienziati italiani del Novecento. Aveva 96 anni. Con lui scompare una figura che ha segnato profondamente non solo la storia della fisica, ma anche il dibattito culturale e scientifico del Paese, spesso portato fuori dai laboratori e dentro l’arena pubblica.
Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha costruito una carriera di livello internazionale nel campo della fisica delle particelle. Ha collaborato con i più importanti centri di ricerca mondiali, tra cui il CERN, e ha ricoperto ruoli istituzionali di primo piano, come la presidenza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della European Physical Society. Il suo nome è legato anche alla nascita e allo sviluppo dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, uno dei poli scientifici più avanzati al mondo per la ricerca sotterranea.
Accanto all’attività scientifica, Zichichi ha sempre coltivato una forte vocazione divulgativa. Per decenni ha parlato al grande pubblico attraverso libri, conferenze e televisione, convinto che la scienza dovesse essere patrimonio comune e strumento di crescita civile. Questo ruolo lo ha reso estremamente popolare, ma anche una figura divisiva, soprattutto per alcune sue posizioni espresse nel tempo e per il modo diretto, spesso polemico, con cui amava intervenire nel dibattito pubblico.
Profondamente legato alla Sicilia, Zichichi ha lasciato un segno tangibile fondando a Erice il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, trasformando il borgo trapanese in un luogo di incontro internazionale per scienziati, premi Nobel e giovani ricercatori. Un’esperienza unica nel panorama italiano, che ha reso Erice un laboratorio permanente di idee, dialogo e confronto.
Proprio il confronto è stato uno degli elementi caratterizzanti della sua figura. Emblematico, in questo senso, il rapporto con il matematico e divulgatore Piergiorgio Odifreddi, con il quale Zichichi ha avuto nel corso degli anni un acceso e continuo scambio, soprattutto sui temi del rapporto tra scienza e fede e sul ruolo pubblico dello scienziato. Una contrapposizione divenuta simbolica nel panorama culturale italiano: da un lato la visione di Zichichi, credente e convinto della compatibilità tra scienza e religione, dall’altro l’impostazione laica e razionalista di Odifreddi. Un dualismo che, pur nella durezza dei toni, ha contribuito a mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica sui grandi temi del pensiero scientifico.
La notizia della sua morte ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio dal mondo accademico, istituzionale e politico. In molti hanno ricordato Zichichi come uno scienziato di fama mondiale, ma anche come un uomo capace di dividere, discutere e provocare, sempre mettendo la scienza al centro del discorso.
Con la scomparsa di Antonino Zichichi si chiude una stagione della scienza italiana fatta di grandi personalità, visioni forti e dibattiti senza mediazioni. Resta un’eredità complessa e profonda, composta di ricerca, istituzioni e idee che continueranno a influenzare il mondo scientifico e culturale ben oltre la sua vita.