Mulè rilancia: “Potrei correre io per la Regione”, tensioni in vista nel centro-destra siciliano

Palermo — Il vicepresidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulè, sta alzando il profilo all’interno del suo partito e su scala regionale in Sicilia, alimentando lo scontro interno a Forza Italia rispetto alla leadership dell’Isola.
Mulè, ex giornalista e ora parlamentare eletto in Sicilia nel collegio di Palermo, appare sempre più propenso a valutare la candidatura alla presidenza della Regione Siciliana come alternativa all’attuale governatore Renato Schifani.

Nell’ultimo periodo, infatti, Mulè ha sollevato dubbi sulla governance regionale del partito in Sicilia e sulla mancanza di una segreteria e di una sede operativa per Forza Italia in regione, ribadendo che «nell’Isola Forza Italia è apolide».

Le tensioni interne emergono in particolare dal modo in cui Schifani ha popolato la giunta regionale con assessori indicati dal partito ma ritenuti da alcuni “tecnici” non pienamente riconducibili al gruppo azzurro: sono citati i casi di Alessandro Dagnino all’Economia e Daniela Faraoni alla Sanità.
Queste scelte e la gestione dei posti nell’esecutivo regionale avrebbero rafforzato alcune correnti interne e acuito la sensazione che Mulè stia collocandosi in un’alternativa credibile.

Il deputato ha anche ricordato che già nel 2022 era stato considerato come potenziale candidato alla guida della Regione, ma la mancata residenza siciliana aveva bloccato la corsa.
Ora, con lo sguardo rivolto alla scadenza elettorale del 2027, l’orizzonte politico si fa più serrato: la partita non è solo sulle candidature, ma anche sul controllo del partito regionale, sulla scelta dei candidati locali e sulla composizione della classe dirigente forzista siciliana.
La spinta giovanile o la mancanza d’innovazione — con i “soliti nomi che ricorrono da anni” — vengono citate come fattori che possono influenzare la scelta finale della coalizione.

In conclusione, la “sfida Mulè” rispetto alla leadership interna e alla presidenza regionale è un elemento che può ridefinire gli equilibri di Forza Italia in Sicilia e, più in generale, quelli del centro-destra regionale, che sta già vivendo un momento di forte criticità per la tenuta della sua maggioranza.

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