Il Tribunale del Riesame di Palermo ha disposto la restituzione degli 80 mila euro che erano stati sequestrati all’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti nella sanità. Il provvedimento annulla il sequestro preventivo eseguito nei mesi scorsi durante una serie di perquisizioni nelle abitazioni e nelle proprietà dell’attuale leader della Nuova Democrazia Cristiana.
Le somme, trovate in contanti tra l’appartamento palermitano e una tenuta agricola nel Catanese, erano state ritenute dai magistrati un possibile elemento da approfondire nel contesto dell’indagine su presunte ipotesi di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione legate alla gestione di appalti e servizi nel settore sanitario regionale.
Secondo quanto emerso, i giudici del Riesame hanno accolto le argomentazioni della difesa, ritenendo sufficienti gli elementi forniti per dimostrare la legittima provenienza e disponibilità del denaro, e dunque la mancanza dei presupposti per mantenere il vincolo cautelare.
La restituzione del denaro non chiude però il capitolo giudiziario. Restano infatti aperti gli altri fronti dell’inchiesta che vede coinvolto Cuffaro insieme ad altri indagati, e che negli ultimi mesi ha acceso un forte dibattito politico sulle dinamiche e sui criteri di assegnazione di diversi appalti pubblici.
La decisione del Riesame rappresenta comunque un passaggio rilevante in una vicenda che ha avuto ampia eco mediatica, alimentata anche dal ritrovamento delle ingenti somme in contanti. Un elemento che aveva suscitato interrogativi e critiche nel mondo politico e nell’opinione pubblica, soprattutto alla luce del ruolo passato dell’ex governatore nelle istituzioni siciliane.
Cuffaro, che ha già scontato una condanna definitiva per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra nel 2011, si è detto fiducioso che anche gli altri aspetti dell’indagine possano chiarirsi nel corso del procedimento. Nel frattempo, il caso continua a rimanere al centro dell’attenzione, mentre si attendono gli sviluppi delle indagini della procura palermitana.