Terzo mandato, il caso Serradifalco accende lo scontro nel centrodestra siciliano. MPA e Lega ai ferri corti

PALERMO – Il caso del sindaco di Serradifalco riapre la frattura nella maggioranza che sostiene il governo Schifani. Al centro dello scontro c’è il tema del terzo mandato dei sindaci, una vicenda che, dopo la bocciatura della riforma all’Assemblea Regionale Siciliana, continua a produrre effetti politici e istituzionali.

La tensione è esplosa dopo la proposta di rimozione del sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, rieletto per un terzo mandato consecutivo. Secondo il Movimento per l’Autonomia, la legge regionale è chiara e deve essere applicata senza eccezioni: il limite dei due mandati consecutivi nei comuni interessati è ancora vigente e il rispetto delle decisioni dell’ARS rappresenta un principio imprescindibile. Il partito di Raffaele Lombardo ha quindi chiesto al presidente della Regione Renato Schifani di procedere senza esitazioni, sostenendo che consentire una deroga significherebbe creare un precedente destinato ad avere ripercussioni su decine di amministrazioni siciliane.

Di diverso avviso la Lega, che continua a difendere la posizione del primo cittadino di Serradifalco, ritenendo che il quadro normativo nazionale e i recenti orientamenti giurisprudenziali consentano una diversa interpretazione della disciplina sul terzo mandato. Una lettura che alimenta un confronto non solo giuridico, ma soprattutto politico, destinato a riflettersi sugli equilibri della coalizione di governo.

Il caso Serradifalco arriva dopo mesi di polemiche. Lo scorso marzo l’Assemblea Regionale Siciliana aveva respinto il disegno di legge che avrebbe allineato la normativa siciliana a quella nazionale, consentendo il terzo mandato ai sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti. La bocciatura, maturata con voto segreto e accompagnata dall’azione dei cosiddetti franchi tiratori, aveva già evidenziato le profonde divisioni interne alla maggioranza.

Oggi quello scontro si ripresenta con ancora maggiore forza. Da una parte il MPA rivendica il rispetto della legge regionale vigente e delle prerogative dell’Assemblea Siciliana; dall’altra la Lega insiste sulla necessità di riconoscere la legittimità del terzo mandato, trasformando il caso del comune nisseno in un vero banco di prova per la tenuta della coalizione.

La vicenda potrebbe ora spostarsi nelle sedi giudiziarie competenti, ma sul piano politico rappresenta già l’ennesimo terreno di scontro all’interno del centrodestra siciliano. Una maggioranza chiamata a trovare un equilibrio non solo sulle riforme, ma anche sull’interpretazione delle regole che disciplinano la vita delle amministrazioni locali.

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