Un vasto sistema di traffico illecito di rifiuti, con ramificazioni tra Niscemi, Gela, Catania e Licata, è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Caltanissetta al termine di una complessa indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura nissena.
Su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta, i finanzieri hanno eseguito 20 misure cautelari personali: una custodia in carcere nei confronti di un imprenditore di Niscemi, gli arresti domiciliari per un soggetto di Gela, 12 obblighi o divieti di dimora e 3 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Contestualmente è stato disposto il sequestro di un’azienda attiva nella raccolta e smaltimento dei rifiuti, oltre a mezzi e beni per un valore complessivo stimato in circa 2 milioni di euro.
Il giudice ha inoltre applicato tre misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di altrettanti titolari di ditte del settore.
Secondo l’ipotesi accusatoria – ancora al vaglio della magistratura – gli indagati farebbero parte di un’associazione a delinquere dedita in maniera stabile e organizzata alla raccolta, stoccaggio, trasporto e smaltimento abusivo di rifiuti speciali, anche pericolosi.
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un’area nel territorio di Niscemi, situata a ridosso dell’abitato, utilizzata come deposito illegale. Qui i rifiuti venivano accatastati direttamente sul suolo, senza alcuna impermeabilizzazione o misura di sicurezza, con un concreto rischio di contaminazione del terreno e delle falde acquifere.
Nel sito confluivano quotidianamente materiali provenienti da numerosi conferitori, anche dai comuni limitrofi: rottami ferrosi, elettrodomestici, fusti, veicoli dismessi, batterie esauste e rifiuti pericolosi. I materiali, dopo una sommaria pesatura, venivano scaricati e ammassati nel piazzale, spesso con l’ausilio di una gru, per poi essere trasferiti verso impianti di Catania e Licata.
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza di Gela con il supporto del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo, si è avvalsa di intercettazioni telefoniche e telematiche, videosorveglianza, nonché di servizi di osservazione e pedinamento. Grazie a questi strumenti è stata ricostruita l’intera filiera del traffico illecito.
Riscontri decisivi sono arrivati anche dal sequestro di un autoarticolato e di circa 5 tonnellate di rifiuti pericolosi, tra cui motori non bonificati e filtri contenenti olio esausto, diretti verso un deposito nel Catanese.
Nel corso delle indagini sarebbero emerse anche condotte intimidatorie attribuite all’imprenditore ritenuto al vertice del sistema. In una conversazione intercettata, l’uomo avrebbe minacciato un cliente palermitano per costringerlo a saldare un debito, imponendogli pagamenti mensili da 2.000 euro.
Tutti i provvedimenti sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere confermati nel prosieguo del procedimento.
Un’operazione che riaccende i riflettori sul business dei rifiuti e sulle sue conseguenze ambientali, sanitarie ed economiche in un territorio già fragile come quello del centro-sud della Sicilia.