Il capo della Protezione civile siciliana avverte: mare molto caldo e possibili irruzioni di aria fredda potrebbero favorire eventi estremi. Comuni chiamati a intervenire su torrenti, tombini e aree a rischio
PALERMO – Non c’è soltanto l’emergenza incendi. Dopo un’estate caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate, la Sicilia deve cominciare a prepararsi all’autunno e soprattutto al ritorno del rischio idrogeologico.
A lanciare l’allarme è Salvo Cocina, capo del Dipartimento regionale della Protezione civile, che in un’intervista a LiveSicilia invita a non abbassare la guardia dopo gli ultimi incendi che hanno interessato diverse zone dell’Isola.
La situazione sul fronte dei roghi è attualmente sotto controllo e sono in corso le operazioni di bonifica. Il lieve calo delle temperature ha contribuito a migliorare il quadro, anche se i valori rimangono superiori alle medie del periodo. E non è escluso che nelle prossime settimane possa verificarsi una nuova fase di caldo intenso.
«Ci aspettiamo un autunno delicato»
La preoccupazione maggiore, però, riguarda ciò che potrebbe accadere con l’arrivo delle prime perturbazioni autunnali.
Secondo Cocina, dopo un’estate caratterizzata da temperature record e con un mare particolarmente caldo, l’arrivo di correnti più fredde potrebbe creare le condizioni per alluvioni o altri fenomeni meteorologici estremi già verso la fine di settembre.
«Il rischio, rispetto agli altri anni, è più alto», afferma il responsabile della Protezione civile regionale, parlando di un autunno che si preannuncia «delicato» e «particolare».
Cocina smentisce invece le notizie circolate in questi giorni sull’arrivo di un presunto ciclone tropicale in Sicilia nei primi giorni di settembre. Al momento, dunque, nessun allarme di questo tipo, mentre resta alta l’attenzione sull’evoluzione meteorologica delle prossime settimane.
Il messaggio rivolto ai territori è soprattutto uno: non aspettare che arrivi l’emergenza per intervenire.
La prevenzione, secondo Cocina, deve muoversi su due fronti. Il primo riguarda gli interventi che possono essere realizzati immediatamente: sistemi di preallerta alla popolazione, pulizia dei torrenti e manutenzione dei tombini. Il secondo riguarda invece le opere strutturali, dal consolidamento dei terreni per contrastare le frane alla realizzazione e manutenzione delle opere di protezione dei corsi d’acqua.
Un richiamo particolarmente significativo alla vigilia dell’autunno, soprattutto nei territori siciliani nei quali fiumi, torrenti e sistemi di smaltimento delle acque meteoriche rappresentano da anni punti di vulnerabilità.
Cocina affronta anche un altro tema particolarmente delicato: quello dell’abusivismo edilizio e delle costruzioni realizzate in aree fortemente esposte ai rischi naturali, comprese alcune zone costiere.
Il dirigente ricorda le conseguenze del ciclone Harry e, andando indietro nel tempo, la tragedia dell’alluvione di Giampilieri del 2009. In alcune situazioni, osserva, mettere definitivamente in sicurezza edifici costruiti troppo vicino al mare potrebbe risultare estremamente difficile o comportare costi enormi per la collettività.
Per i casi più critici Cocina arriva a prospettare anche un tema destinato inevitabilmente a far discutere: la possibile delocalizzazione di alcune abitazioni, da programmare però attraverso un percorso condiviso con le comunità interessate.
Dall’emergenza incendi al rischio alluvioni
Il paradosso siciliano è ancora una volta quello di un territorio costretto, nel giro di poche settimane, a confrontarsi con emergenze apparentemente opposte: prima il caldo estremo e gli incendi, poi il possibile rischio di piogge violente, allagamenti e frane.
Ed è proprio su questo passaggio che l’avvertimento della Protezione civile assume particolare rilevanza: settembre è iniziato e il tempo a disposizione per gli interventi preventivi si riduce.
Pulizia dei tombini, verifica dei torrenti, rimozione delle ostruzioni, controllo delle aree a rischio e predisposizione dei sistemi di allerta diventano quindi attività da mettere in campo prima dell’arrivo delle piogge autunnali e non quando l’emergenza è già iniziata.
È il cambio di prospettiva invocato dallo stesso Cocina: una Sicilia che non sia costretta ogni volta a rincorrere l’emergenza, ma che provi finalmente ad anticiparla attraverso manutenzione, prevenzione e una maggiore consapevolezza dei rischi del territorio.