Una delle attività storiche della ristorazione licatese si prepara ad abbassare le saracinesche. La Briglia, ristorante-pizzeria attivo a Licata da oltre vent’anni, ha annunciato la decisione di cessare l’attività e di mettere in vendita l’azienda.
Ad annunciarlo è stato lo stesso titolare attraverso un lungo sfogo pubblicato sui social. A pesare sulla decisione sarebbe soprattutto il carico economico sostenuto dall’impresa. Nel post viene mostrata la Tari relativa al 2025, pari a 6.304 euro, mentre nel frattempo l’attività sta già maturando quella relativa al 2026.
«Mi sono proprio rotto le scatole di fare sacrifici, togliere tempo alla famiglia, essere dalle 12 alle 14 ore presente al lavoro», scrive il titolare, ricordando anche come, nel proprio piccolo, l’attività abbia cercato negli anni di offrire opportunità di lavoro a ragazzi e ragazze del territorio.
Da qui una decisione particolarmente amara: «Oggi, dopo oltre 20 anni di attività, decido di mollare». La Briglia resterà operativa per onorare gli impegni già assunti con i clienti, ma il titolare annuncia che da settembre il locale si avvierà verso la chiusura e che l’attività è in vendita. La notizia della chiusura è stata riportata anche dalla stampa locale.
Sulla vicenda è intervenuto anche Angelo Biondi, ex sindaco di Licata e presidente della delegazione locale di Confcommercio, che ha allargato il ragionamento alle difficoltà incontrate dalle imprese della città.
«È da tempo che sosteniamo che fare impresa a Licata sia più arduo che in qualsiasi altra parte della Sicilia. Al peso tributario troppo gravoso si aggiunge lo scarso ascolto e la pochissima comprensione da parte di chi di dovere», scrive Biondi.
Per il presidente di Confcommercio la chiusura di un’attività per queste ragioni non riguarda soltanto l’imprenditore: «Un’attività che chiude per questi motivi rappresenta una sconfitta per l’intera città».
Biondi torna quindi a chiedere un confronto con l’amministrazione comunale sulle condizioni nelle quali operano commercianti e imprenditori licatesi, richiamando anche la PEC inviata da Confcommercio lo scorso 13 luglio con richieste e proposte per la sostenibilità delle attività d’impresa.
Il tema della Tari, del resto, era già stato sollevato nei mesi scorsi dalla stessa Confcommercio, che aveva chiesto una revisione delle tariffe ritenute sproporzionate per alcune categorie.
La chiusura annunciata de La Briglia diventa così qualcosa di più della fine di una singola esperienza imprenditoriale. Dopo oltre vent’anni di attività, Licata rischia di perdere un’altra realtà che ha fatto parte della storia recente della ristorazione cittadina e, contemporaneamente, si riaccende il dibattito sulla sostenibilità economica del fare impresa in città.