Oltre cinquanta reperti archeologici sono stati recuperati nei fondali di Lampedusa nel corso di un’operazione condotta lo scorso 13 giugno dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, insieme al Nucleo Subacquei di Messina, alla Motovedetta dei Carabinieri di Lampedusa e alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. I materiali, riaffiorati dopo essere stati liberati dalla sabbia, giacevano a bassa profondità e, in quelle condizioni, sarebbero potuti diventare facile preda di saccheggiatori.
Le ricognizioni si sono concentrate in due aree distinte. Davanti a Cala Guitgia, tra i 100 e i 200 metri dalla costa e a una profondità compresa tra i 3 e i 6 metri, gli operatori hanno riportato in superficie 44 reperti: due anfore da trasporto parzialmente integre, numerosi frammenti di colli, anse e puntali di anfore e un manufatto in piombo, probabilmente impiegato come peso da rete o connesso alle manovre di recupero delle ancore.
Altri ritrovamenti sono stati effettuati nei pressi della banchina del Molo della Madonnina, a una distanza tra i 10 e i 50 metri dalla struttura portuale e a profondità tra gli 8 e i 10 metri. Qui sono stati recuperati otto reperti, tra cui tre anfore frammentarie, una contromarra in piombo, un frammento di puntale di un’anfora da trasporto e altri materiali ceramici.
I reperti coprono un arco cronologico ampio, che va dalla tarda età repubblicana romana fino all’epoca tardoantica. Durante le immersioni, inoltre, sotto lo strato sabbioso sono state individuate possibili tracce riconducibili a strutture relittuali sommerse: elementi che la Soprintendenza del Mare sottoporrà a ulteriori verifiche per accertarne natura e interesse archeologico.
Il materiale recuperato è stato affidato all’autorità di tutela competente per le attività di studio, catalogazione e conservazione. L’operazione, sottolinea il Comando, conferma il valore della collaborazione tra i reparti specializzati dell’Arma e gli enti preposti alla salvaguardia del patrimonio culturale custodito nei fondali marini, nell’ottica della sua restituzione alla collettività.