Dopo la morte della piccola Anna Rosa a Palermo, l’infettivologo chiede verifiche individuali sugli alunni. Intanto cresce la richiesta di vaccini e prosegue la profilassi sui contatti della bambina
La morte della piccola Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni di Palermo deceduta dopo aver contratto la difterite, continua ad alimentare il dibattito sulla copertura vaccinale in Sicilia. A intervenire è l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che arriva a proporre un breve rinvio dell’inizio delle lezioni, almeno nelle scuole primarie dell’Isola.
Una misura che, secondo Bassetti, consentirebbe alle autorità sanitarie di verificare con maggiore attenzione la situazione vaccinale degli studenti prima del loro ritorno nelle aule.
«Credo che, alla luce della situazione delle coperture vaccinali in Sicilia, sarebbe ragionevole valutare un breve rinvio dell’inizio delle lezioni, almeno nelle scuole primarie», scrive Bassetti sui social.
L’obiettivo sarebbe quello di utilizzare questo tempo per controllare puntualmente lo stato vaccinale degli iscritti e, laddove necessario, procedere rapidamente al recupero delle vaccinazioni mancanti.
Per l’infettivologo non sarebbe sufficiente fermarsi alle statistiche generali o alle dichiarazioni presentate dalle famiglie: occorrerebbe verificare persona per persona l’effettiva somministrazione delle vaccinazioni previste.
Una proposta destinata inevitabilmente a far discutere, perché un eventuale rinvio dell’anno scolastico avrebbe conseguenze organizzative per migliaia di famiglie. Bassetti, però, colloca la questione esclusivamente sul terreno della prevenzione e della sanità pubblica.
La morte della bambina riapre il caso delle coperture vaccinali
La tragedia palermitana ha riportato improvvisamente l’attenzione su una malattia che, proprio grazie alla vaccinazione, era diventata estremamente rara.
La piccola Anna Rosa non era vaccinata contro la difterite. La vicenda ha assunto anche una dimensione giudiziaria, con le indagini aperte dalla Procura e gli accertamenti sulla mancata vaccinazione della bambina e dei fratelli.
Parallelamente sono partite verifiche anche sul rispetto degli obblighi vaccinali nelle scuole, soprattutto dopo l’emergere di situazioni nelle quali alcuni bambini potrebbero essere stati iscritti senza aver completato le vaccinazioni previste.
Il caso pone dunque una questione che va oltre la singola tragedia: quanto sono realmente protetti i bambini siciliani dalle malattie prevenibili attraverso i vaccini?
Bassetti difende i sanitari: «Diagnosi difficile»
L’infettivologo interviene anche sulle polemiche relative alla gestione sanitaria della bambina e sulle accuse mosse dalla famiglia ai medici che l’avevano visitata.
Bassetti sottolinea la difficoltà di riconoscere la difterite nelle sue fasi iniziali, soprattutto in un Paese dove, grazie alle vaccinazioni, i medici incontrano ormai raramente questa patologia.
La malattia può infatti presentarsi inizialmente con sintomi compatibili con altre infezioni delle vie respiratorie, rendendo complessa una diagnosi immediata. Per questo Bassetti ha difeso l’operato dei colleghi palermitani dalle accuse formulate dopo la morte della bambina.
Saranno comunque gli accertamenti sanitari e l’inchiesta giudiziaria a ricostruire l’intero percorso clinico e a stabilire se vi siano state eventuali responsabilità.
A Palermo cresce la richiesta di vaccinazioni
La tragedia sembra avere già prodotto un effetto concreto. In questi giorni, soprattutto a Palermo, si registra una forte attenzione delle famiglie verso le vaccinazioni, con un aumento delle richieste agli ambulatori.
Un fenomeno che testimonia quanto la morte di una bambina così piccola abbia scosso l’opinione pubblica e riportato al centro una pratica di prevenzione che negli ultimi anni, in alcune fasce della popolazione, aveva incontrato diffidenze e resistenze.
Particolare attenzione è stata riservata anche ai familiari e alle persone entrate in contatto con Anna Rosa. È stata infatti avviata una profilassi e un’attività di tracciamento per individuare l’eventuale presenza del batterio.
Tra i casi emersi c’è quello di un cuginetto coetaneo della bambina, risultato positivo. A differenza di Anna Rosa, però, il piccolo era stato vaccinato.
La vaccinazione torna al centro della prevenzione
La vicenda di Palermo rappresenta quindi un campanello d’allarme che non dovrebbe essere trasformato né in allarmismo né in una contrapposizione ideologica.
La questione centrale resta la prevenzione. La vaccinazione contro la difterite serve soprattutto a proteggere dalle conseguenze gravi della malattia e dalla tossina prodotta dal batterio. Perché la protezione sia efficace anche a livello collettivo è fondamentale mantenere coperture vaccinali elevate.
La proposta di Bassetti di rinviare temporaneamente l’apertura delle scuole dovrà eventualmente essere valutata dalle autorità competenti. Ma il messaggio che arriva dalla tragedia di Palermo appare già chiaro: verificare le coperture, recuperare le vaccinazioni mancanti e fornire alle famiglie informazioni scientificamente corrette può evitare che malattie diventate rare grazie ai vaccini tornino a provocare conseguenze drammatiche.