Una rete fatta di eventi, contributi pubblici e rapporti personali. Un sistema di gestione opaca delle risorse con l’obiettivo – secondo gli inquirenti – di alimentare il consenso elettorale. È questo lo scenario che emerge dall’inchiesta che coinvolge il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, oggi sotto osservazione per il suo presunto ruolo di regista nella spartizione delle somme legate all’accredito di fondi pubblici.
Secondo quanto annotato dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, “dalle intercettazioni svolte emerge il coinvolgimento del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, il quale avrebbe dato precise indicazioni a Marcella Cannariato e a Sabrina De Capitani circa la ripartizione delle somme derivanti dall’accredito del contributo pubblico”.
Una ricostruzione che la difesa di Galvagno, almeno finora, sembra contestare solo in parte, come emerge dalle dichiarazioni rese di fronte al collegio dei probiviri di Fratelli d’Italia, chiamato a valutare la posizione interna del presidente dell’ARS.
Favori, eventi e potere
Ma non si tratta solo di contabilità irregolare. Dietro la gestione degli eventi e delle risorse pubbliche si sarebbe celato – sempre secondo l’accusa – un disegno più ampio: consolidare relazioni e potere politico. A spiegarlo, involontariamente, è proprio Sabrina De Capitani, già portavoce dimissionaria di Galvagno, intercettata mentre descriveva con crudezza il funzionamento del sistema.
“Tutti vanno da Gaetano, tutti hanno bisogno di qualcosa – diceva – Gaetano conosce solo la gente più ricca di Sicilia e tutti vanno lì a rompere il c… e lui ovviamente chiede in cambio posti di lavoro”.
Non si tratterebbe quindi solo di finanziamenti gestiti con disinvoltura, ma di una vera strategia di scambio tra favori, risorse e costruzione del consenso. “Ma tu sai quanti favori che io faccio, ma per conto di Gaetano…”, aggiungeva ancora De Capitani in una conversazione privata con un conoscente.
Un partito in difficoltà
Le rivelazioni arrivano in un momento particolarmente delicato per Fratelli d’Italia in Sicilia, già investito da dimissioni eccellenti e tensioni nella maggioranza che sostiene il governo Schifani. Il caso Galvagno rischia ora di diventare un boomerang politico, non solo per la tenuta del gruppo parlamentare, ma per la stessa immagine di un partito che aveva promesso rigore e legalità.