Liste d’attesa e intra moenia, la Regione sapeva da due anni: gli errori nelle verifiche finiscono nel dossier della Corte dei Conti

PALERMO – La Regione Siciliana era a conoscenza, già dalla fine del 2023, delle criticità legate all’uso eccessivo dell’attività intra moenia negli ospedali pubblici. Lo dimostrano una serie di lettere e direttive inviate dall’assessorato regionale alla Salute ai direttori generali delle Asp e delle aziende ospedaliere, oggi finite al centro dell’indagine della Corte dei Conti sulle liste d’attesa fuori controllo.

Nelle comunicazioni ufficiali, indirizzate ai vertici della sanità siciliana, l’assessorato invitava a «monitorare costantemente il numero delle prestazioni recuperate» e a verificare il «rispetto delle disposizioni legislative inerenti l’attività intra moenia», sottolineando la necessità di conciliare le prestazioni a pagamento con il potenziamento dell’offerta sanitaria pubblica.

Un richiamo che, alla luce delle conclusioni dei magistrati contabili, assume oggi un peso ben diverso.


🔍 Intra moenia e liste d’attesa: il meccanismo che ha inceppato il sistema

L’attività intra moenia – ovvero le prestazioni sanitarie a pagamento svolte dai medici pubblici all’interno delle strutture ospedaliere – era stata inizialmente considerata uno degli strumenti per recuperare i ritardi accumulati su visite, esami e ricoveri. Ma, secondo la Corte dei Conti, il ricorso eccessivo a questo regime avrebbe finito per produrre l’effetto opposto: rallentare ulteriormente l’accesso alle cure in regime ordinario, aggravando le liste d’attesa.

È proprio su questo punto che emergono le incongruenze. Già a fine 2023, i dirigenti generali dell’assessorato, Salvatore Iacolino e Giacomo Scalzo, avevano firmato una direttiva che imponeva alle aziende sanitarie di vigilare su un principio chiave:
le prestazioni erogate per l’abbattimento delle liste d’attesa non potevano superare, per ciascun medico, quelle svolte in regime istituzionale ordinario.

Un limite chiaro, fissato per evitare che l’attività a pagamento diventasse prevalente rispetto al servizio pubblico. Ma, secondo l’indagine contabile, questo paletto sarebbe stato spesso disatteso o verificato in modo insufficiente.


⚠️ La Corte dei Conti: “Controlli inadeguati”

È proprio la debolezza dei controlli uno dei nodi centrali messi in evidenza dalla Corte dei Conti. L’indagine, confluita in un dossier di 101 pagine, evidenzia come il sistema di verifiche sull’intra moenia non sia stato efficace nel prevenire le distorsioni, nonostante i richiami formali dell’assessorato.

Il risultato, secondo i magistrati contabili, è un sistema che ha progressivamente spostato risorse, tempi e priorità verso le prestazioni a pagamento, lasciando i cittadini ad attendere mesi – se non anni – per una visita o un esame in regime pubblico.


🏛️ Il governo regionale chiamato a difendersi

Le conclusioni della Corte dei Conti aprono ora un fronte delicato per il governo regionale, che nelle prossime settimane dovrà rispondere delle accuse di mancata efficacia delle politiche di recupero delle liste d’attesa.

Il fatto che l’assessorato fosse consapevole delle criticità già da due anni, e che avesse emanato direttive rimaste in larga parte inascoltate o mal applicate, rischia di trasformarsi in un elemento centrale del confronto istituzionale e politico.


🧾 Una sanità sotto esame

Il caso intra moenia si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà strutturali della sanità siciliana: carenza di personale, strutture sottodimensionate, crescente ricorso al privato e una domanda di cure che continua ad aumentare.

La relazione della Corte dei Conti, con i suoi 101 pagine di rilievi, rappresenta ora una sorta di “atto d’accusa” che impone scelte chiare: rafforzare davvero il servizio pubblico o accettare che l’accesso alle cure diventi sempre più una questione di portafoglio.

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