L’omelia dell’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice è un forte tuono nel cielo di Palermo intriso di ipocrisia e populismo perbenista.
L’Arcivescovo non fa sconti a nessuno, e verso i criminali dello Zen e di Monreale si scaglia contro con parole dure come: “Se spari non sei potente ma un fallito, un codardo, un meschino”, mentre durante la stessa omelia per la celebrazione dell’Epifania, ammonisce la classe politica che spesso, in questi casi, si prodiga in inutili e sterili passerelle di circostanza, e poi, come si dice, trascorsi i giorni, tutto torna nel dimenticatoio, fino al prossimo caso di violenza. Infatti Lorefice ribadisce: “La Politica cerca i primi posti, senza frequentare i vicoli e le case delle periferie, se non in tempo di elezioni. Abbiamo creato noi i quartieri ghetto”.
Ci si trova di fronte ad una violenza inaudita che non ha logica se non quella di dimostrare il potere, la libertà è addirittura il diritto di ammazzare chiunque intralci il proprio cammino, buono o cattivo che sia.
Le parole dell’Arcivescovo hanno un richiamo all’impegno di tutti e alla speranza: “Non è supponenza la mia, è solo un impegno che dobbiamo chiedere a quanti si assumono il compito di servire la città perché sennò è chiaro che si perde l’orizzonte umano del vissuto delle città” .
“Ci sono segnali importanti, ci stiamo ritrovando diverse volte qui, sta partendo un messaggio, forse per questo ci sono segnali di violenza. Andiamo avanti con grande forza, uniti. Serve dare coraggio ai cittadini di questo quartiere che bisogna sostenere. Se c’è anche il Signore con noi siamo più forti”.
Parole che fanno riflettere al cospetto di un atteggiamento passivo e di rassegnazione che pervade un po’ tutti, come a dire ma noi cosa ci possiamo fare?
Ma la responsabilità che sicuramente è maggiore per i politici e per chi ci governa, non rende immune tutti noi cittadini che da spettatori possiamo trasformare la nostra posizione in parte attiva.